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«Ecco come Meloni conquista i potenti»

Intervista di Pietro De Leo a Gianfranco Rotondi sul quotidiano “Il Tempo” del 01.08.2022

Qui il link all’articolo pubblicato online su sito https://www.iltempo.it/

 

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e Fabio Panetta, board della Bce, che parlano tra loro durante la festa di compleanno di Gianfranco Rotondi è stata la circostanza notata in molte ricostruzioni giornalistiche, negli scorsi giorni, che hanno dato a tutto ciò una chiave di lettura: Giorgia Meloni intesse il confronto con esponenti degli ambienti in cui «si decide». Il Tempo ne ha parlato con il «padrone di casa» di quell’evento, ossia Gianfranco Rotondi, deputato e leader del movimento «Verde è popolare». Che si schermisce: «La mia festa era solo la mia festa. Bella perché riuniva tanti amici. Meno bella per chi compie gli anni, perché la polvere che scorre nella clessidra non mette mai di buonumore. Tutto il resto è interpretazione giornalistica».

Però, Rotondi, certe combinazioni non passano inosservate.
«Giorgia è amica da sempre, eravamo “compagni di banco” nella nostra esperienza di governo nel 2008, come lei stessa ricorda sempre. Fabio, invece, è amico ma è soprattutto il fratello di Gianni, mio gemello politico prematuramente scomparso».

Spesso tra le feste, le cene di Roma partono sinergie politiche, si avviano dialoghi…
«Guardi, Giorgia non ha bisogno certo del mio salotto per frequentare ambienti nei quali è più accreditata di quanto si possa pensare».

Questo percorso segna un’evoluzione della sua leadership?
«Giorgia Meloni indossa una toga, che è quella della politica. Anche chi fa giornalismo di opinione, chi fa impresa, chi è banchiere, titolare delle decisioni finanziarie indossa una toga. E quando lo si fa con autorevolezza si ottiene rispetto da parte degli altri».

Tuttavia, secondo molti giornaloni non avrebbe ancora passato l’esame di maturità. Perché?
«Perché questi giornali fanno lotta politica. Contro di lei si dicono e si scrivono tante banalità, che denotano l’insufficienza culturale di quella parte del giornalismo italiano che fa coincidere la destra con il fascismo. La destra c’era anche prima del fascismo, e anzi è stata danneggiata dal fascismo. Questa è un’analisi storica che penso sia un po’ più elevata del livello medio di chi vuol dividere».

Però, il timore serpeggiante di questa campagna elettorale è che, qualora Giorgia Meloni dovesse diventare Presidente del Consiglio, si possano scatenare contro di lei alcuni «poteri», specie in sede europea. Vede questa possibilità?
«Lo escludo. Si trascura che Giorgia Meloni è la presidente dei conservatori europei, una forza che fa parte del sistema di governo dell’Europa, quanto il Partito Popolare Europeo. Quindi se si pensa ad un’Europa diffidente direi proprio di no, perché chi costruisce gli equilibri politici comunitari si rapporta quotidianamente con la Meloni e quindi non è certamente spaventato dal fatto che possa guidare un governo».

Lei è moderato, in una coalizione di cui molti imputano, anche con toni allarmati, uno sbilanciamento a destra. Come si trova?
«Ricordo che Antonio Gava, se nei congressi veniva contestata l’elezione di una figura di “basso profilo”, rispondeva a chi muoveva la critica: “vieni qua, e alzalo tu”. Agli aspiranti centristi che criticano questo centrodestra, dico: “venite qui, riequilibratelo voi”».

Il suo movimento, “Verde è popolare”, come si giocherà la partita?
«È la mia piccola e gloriosa Dc che raccoglie l’esortazione del Pontefice a prendersi cura del Creato. Chiederemo al centrodestra di farsi ambientalista. Mentre le parlo sto attraversando Pianodardine, terra tristemente nota per le ecoballe. A mezz’ ora di qui c’è la terra dei fuochi. Chiederemo al centrodestra di impegnarsi per le bonifiche, non vogliamo di certo incarnare la filiera del no a tutto, come i “verdi-rossi”. Noi abbiamo degli obiettivi in positivo».

Lei per anni è stato federato con Forza Italia e Berlusconi. Da tempo, però, si nota la sua intesa con Giorgia Meloni. Ce la spiega?
«La penso come Confalonieri, ossia che Berlusconi dovrebbe riconoscersi felice del fatto che un suo ministro è al 25%. Non deve mettere i voti di Forza Italia nel frigorifero, si deve gettare nella mischia dicendo: “forza ragazza, sei una di noi, sei stata brava e ti daremo il sostegno per portarti al governo con il consenso che in Europa hanno avuto Merkel, Aznar e tutti i leader che hanno lasciato un segno”».

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