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Il futuro della Dc passa per il successo di Meloni

Dal sito https://huffingtonpost.it del 01.10.2022 – clicca QUI per l’articolo originale di Gianfranco Rotondi

È una partita della destra italiana, che riscatta la sua storia, ma è anche la partita di quanti si riconoscono in culture diverse dalla sinistra italiana. È il tema di una nuova forza di massa

Per fortuna si è spenta subito la mistica dei tre tenori democristiani sopravvissuti nel nuovo parlamento, che saremmo Casini, Tabacci ed io. La realtà è che i parlamentari democristiani sono di più, molti di più, in tutti i partiti. Ma non è questo il tema del cattolicesimo politico: la Dc aveva una grande classe dirigente, e i suoi scampoli ancora tornano utili a tutti i partiti. Questo reclutamento fa bene a tutti, specie ai reclutati. Ma non farà cronaca, né storia. La questione democristiana è ben altra, ci ho scritto sopra un libro, ’la variante Dc’, mi tocca riproporne la tesi ai più che non lo hanno letto: la Dc è stata il polo moderato per quattro decenni, poi è implosa per aver disertato la funzione anticomunista, e solo marginalmente per gli scandali, che ne avrebbero rinnovato il personale politico, come è avvenuto in Germania.

A differenza dei tedeschi, però, i democristiani italiani rifiutarono di incarnare il Ppe, l’alternativa alla sinistra, il polo cristiano-popolare opposto agli statalisti. Lo fece Berlusconi, e il resto è storia nota, compresa la lenta implosione di Forza Italia, l’ascesa e il declino di Salvini, l’avvento quasi prodigioso della leadership meloniana.

Adesso c’è Giorgia. È premier. Ci è arrivata da sola, rimontando una destra ridotta peggio della Dc, e quadruplicandone i consensi. Oggi il centrodestra è Giorgia Meloni, piaccia o no (e piace anche a chi non vota per il centrodestra, almeno in questa fase). Già a marzo un sondaggio segnalava che gli elettori democristiani del 1992 erano pronti a votare in gran parte per Giorgia Meloni. Lo hanno fatto. Del resto il Msi aveva il 4 per cento, Alleanza Nazionale il 12, chi mai saranno i quattordici elettori su cento che si sono aggiunti alla brigata meloniana?

Ora il tema non è votare la Meloni, ma costruire finalmente una casa politica alternativa alle cento sfumature di sinistra che in Italia governano anche quando perdono. Questa è la nuova forma della questione democristiana: la ricostruzione di una forza di massa che sostituisca la Dc, finalmente, in modo degno. Si dire che Giorgia è di destra. Sissignori, è di destra, ma lo erano anche Scelba, Medici, Tambroni e a tratti anche Fanfani. Il partito che immagino può muovere da destra, inglobare il centro e recuperare il riformismo socialista mai piegatosi alla sinistra giustizialista. Massimo rispetto per la sinistra cattolica che anima e guida il Pd, ma la nuova questione democristiana si gioca sul successo politico di È. È una partita della destra italiana, che riscatta la sua storia, ma è anche la partita di quanti si riconoscono in culture diverse dalla sinistra italiana. È il tema di una nuova forza di massa, non dell’ennesimo cespuglio che farebbe la fine della lista dei moderati, che hanno raccolto un misero decimale, disperdendo voti e producendo alla coalizione il danno della perdita di quattro seggi.

È tempo di scelte coraggiose, per tutti, non solo per la Meloni.

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